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Feb. 6th, 2011

littlehyena

(no subject)

Dopo due mesi e mezzo ho finito di leggere la biografia di Jim Morrison.
Mi aspettavo una persona diversa. Il tipico mito della musica, drogato, bello, emarginato, solitario, il Dioniso del rock, il re lucertola. Invece ho trovato un uomo vittima della propria fragilità che tentava di rigirarsi e di scalpitare per uscire dalla gabbia.
Un uomo che si era bruciato con il fuoco fino alle ossa, che aveva paura della morte, della solitudine, della droga.
Ho visto il mito osannato da milioni di giovani cadere e sputare su se stesso.
E l'ho immaginato sopra il palco mentre insultava il pubblico ubriaco di birra mentre si attaccava alla bottiglia.E diciamo che tutto questo non mi ha nemmeno sconvolta così tanto, in fondo me l'aspettavo.Solo, ho sempre voluto vivere negli anni sessanta, vedere i Doors live, magari toccare un braccio di Jim Morrison mentre passava tra la folla.
Ma ripensandoci,
io l'avrei odiato, ripudiato, detestato.
Ma credo che la grandezza del mito e dell'arte stia proprio in questo. Riuscire ad amare la poesia e la voce di un uomo anche se la sua vita ha fatto schifo. Credo che la potenza delle parole sia esattamente questa.


[...]Ora giunge la Notte con le sue legioni purpuree.
Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni adesso.
Domani entreremo nella città in cui sono nato.
Voglio essere pronto.
( The Celebration of the Lizard - Jim Morrison )


 

Ah dimenticavo, Jim, hai fatto davvero una fine di merda!

Volevo dire molte più cose ma come al solito ho dimenticato * rolls * e ho scritto frasi che posso capire solo io * rolls*

Jan. 22nd, 2011

littlehyena

(no subject)




TOGLIETEMI QUESTA CANZONE DI TESTA!

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Jan. 9th, 2011

damonjeremy

Help I'm Alive

Titolo: Help I'm Alive
Personaggi: Damon Salvatore, Jeremy Gilbert
Contesto:
Generi: Erotico
Rating: Rosso
Avvertimenti: Lemon, Slash, Yaoi
Introduzione/Presentazione: Damon sospira piano quando l'altro passa la lingua sulla mandibola fino a sfiorargli le labbra.
- Ascolta aspirante vampiro – la voce esce sussurrata – Fossi in te non mi provocherei così tanto, ho una soglia di sopportazione molto bassa e questa notte non ho né mangiato né scopato -



Ad Aika che ha sempre creduto in me.

 

 

HELP I'M ALIVE

 

Jeremy trema.

Ogni sensazione è amplificata quando l'attesa si fa intesa.

Dimmi quando verrai così potrò aspettarti.

Lo sguardo è fisso sul vetro della finestra, il paesaggio si mischia al suo volto finché una sagoma fin troppo veloce si materializza davanti agli occhi.

Le labbra della figura si muovono ma ne escono solo parole mute, i suoi occhi sono martellanti e battono, battono su Jeremy con velocità e danno ritmo al cuore, al sangue che scorre, ora veloce, nelle vene. La tensione dell'attesa lo stordisce, le mani aprono frenetiche la finestra.

- Sono vivo. Aiuto Damon sono vivo-

Il vampiro appoggia le mani sulle spalle di Jeremy e annusa il suo profumo vicino ai capelli, dove l'odore della pelle si mischia a quello dello shampoo al limone.

- Sempre più spesso penso che vorrei già essere morto. Mi piacerebbe diventare come te, sentire la pelle del collo rompersi sotto la spinta dei miei denti e godere di ogni singola goccia di sangue che riesco a raccogliere -

E dicendo questo Jeremy si avvicina al corpo dell'altro e lentamente bacia un piccolo tratto di pelle tra la clavicola e la base del collo.

Damon sospira piano quando l'altro passa la lingua sulla mandibola fino a sfiorargli le labbra.

- Ascolta aspirante vampiro – la voce esce sussurrata – Fossi in te non mi provocherei così tanto, ho una soglia di sopportazione molto bassa e questa notte non ho né mangiato né scopato -

Jeremy si allontana appena, tanto da fargli notare i suoi occhi decisi, un sopracciglio alzato, la lingua che passa appena sopra le labbra.

Le guance sono pallide.

Senza vergogna.

Come lui che si abbassa piano la cerniera della felpa continuando a fissarlo negli occhi, facendogli vedere che riesce a sostenere un suo sguardo, imponendogli a suo volta di fissarlo mentre compie i suoi movimenti.

- Allora perché non vieni a prenderteli- gli occhi ancora fissi in quelli di Damon – Entrambi -

Jeremy fa un paio di passi indietro finché non batte con i polpacci sulla sponda del letto.

Rimane in piedi, aspettando una mossa dell'altro.

Una mossa che non riesce a vedere per la velocità con cui viene fatta.

E si ritrova a battere la schiena contro il materasso. Damon è sopra di lui in ginocchio e lo guarda dall'alto.

- Ti piace giocare piccolo Jeremy – un dito passa dalla sua guancia, attraversa la bocca, scivola sul collo

- Ti senti un equilibrista – il dito si ritrova intrappolato tra la pelle e la stoffa della maglia, passa piano sul fianco.

- Non hai paura di inciampare e farti male? O forse quello che vuoi è proprio cadere? - Damon si abbassa velocemente, facendo aderire completamente il suo corpo a quello di Jeremy. Poi morde piano la pelle del mento.

Con le mani va a cercare la fine della maglietta e la tira verso l'alto.

Jeremy ha i capelli arruffati, sembra più piccolo. Ha lo sguardo innocente di chi ancora è inesperto ma nonostante tutto desidera continuare.

Damon si ferma un attimo a guardarlo, allarga gli occhi quasi volesse prenderlo tutto dentro al suo campo visivo.

Non sarà come con lei.

Jeremy è un uomo, Jeremy è come il calore del sole sulla pelle viva.

Jeremy è sicurezza, innocenza, vivacità.

Jeremy è suo.

Preme un dito contro le sue labbra. Queste si aprono, la lingua gioca, i denti si divertono a premere un po' più forte.

Damon lo guarda divertito, un po' estasiato nel vedere il suo stesso dito uscire e rientrare nella bocca di Jeremy che tenta disperatamente di tenere aperti gli occhi, per non perdersi nemmeno un istante di quell'azzurro ma Damon si muove piano sopra di lui, una mano scorre libera sul suo petto e le gambe si stringono contro i suoi fianchi.

Le lenzuola azzurre scivolano sotto le gambe, le pieghe si distendono contro il peso di due corpi uniti, il libro sul comodino è solo lo sfondo un po' ingiallito della loro notte.

Damon toglie il dito dalla bocca di Jeremy e si diverte a passarlo attorno all'ombelico fino a raggiungere la chiusura dei pantaloni.

Toglie tutto, ogni indumento, ogni maschera, ogni parvenza di gioco mentre Jeremy lo spoglia lentamente della camicia, della cintura dei jeans, dei boxer.

Lentamente.

Lasciando che l'anticipazione di quello che sarà lo sorprenda. Lasciando che l'aspettativa l'invada, scivolandogli addosso come un drappo di seta che accarezza piano la pelle, eccitandosi mentre Damon lo sfiora superficialmente, delineando i contorni più intimi del suo essere.

Assaporare.

Perché quando si ha tutta l'eternità, ogni emozione perde di valore, ma quando l'emozione si cristallizza in pochi minuti, le sensazioni, i gusti vogliono aprire le porte della percezione altre il confine dei ricordi.

- Che ne dici se ora facciamo sul serio, piccolo Jeremy? -

E dicendo questo prende in mano la sua erezione e comincia a muovere la mano, Jeremy si aggrappa alle sue spalle, graffiando forte le pelle.

Damon lo prepara, non ha intenzione di fargli male, non così. Ha sempre considerato il sesso qualcosa che supera il tempo e lo spazio, qualcosa che accomuna i popoli, le nazioni, i vampiri, gli umani.

Un archetipo, un'ossessione.

L'unico vero piacere che si possa riprodurre.

Per questo non vuole che Jeremy soffra.

Toglie le dita da lui.

- Non ho mai detto che questo per me è un gioco – Jeremy porta la mano sotto il mento di Damon e gli alza il volto mentre parla poi geme piano mentre l'altro entra dentro di lui.

- Di' il mio nome, Jeremy -

Una spinta fin troppo lenta.

- Di' il mio nome -

Una spinta più forte e Jeremy boccheggia.

È sulla punta della lingua, ma non riesce davvero a lasciarlo andare senza accompagnarlo con un messaggio di resa.

Damon ringhia, forse di frustrazione.

E Jeremy sta per lasciarsi sfuggire quelle sillabe ma sono ancora scomposte e scoordinate.

Ancora un attimo.

L'altro spinge lentamente e non lo sfiora, nemmeno con lo sguardo.

Ancora un attimo.

Jeremy stringe gli occhi e punta le unghie sulla schiena dell'altro.

Ancora un attimo.

E Damon si accorge della difficoltà nell'obbedire a quell'ordine. Si accorge della concentrazione di Jeremy, del suo sforzo per abbandonarsi a lui.

Lascia un bacio sulla fronte, come a suggellare una promessa.

L'altro lo guarda stupefatto e capisce che Damon si è spinto al massimo della sua pazienza per compiere quell'atto.

- Damon – ma la voce esce come una domanda sospirata

- Ripetilo -

Questa volta non ci sono paure o rimpianti da mascherare.

Non c'è il suo tono di comando.

Non ci sono nemmeno le spinte.

- Damon -

La voce sicura, le labbra pallide, le unghie che si aggrappano ferocemente alla schiena. Una sicurezza improvvisa, una decisione da cui non può retrocedere.

Jeremy lo guarda mentre si avvicina. E Damon morde dolcemente la bocca poi la bacia.

Ricominciano le spinte, le lingue si toccano e si intrecciano, le mani servono a tenere premuto contro se stessi il corpo dell'altro.

Dalla finestra entra un soffio di vento, si muovono le pagine di un libro lasciato aperto sulla scrivania.

Entra l'odore dell'erba bagnata dalla pioggia insieme al profumo della notte, il sapore della nera tranquillità del sogno e dei segreti troppo oscuri per essere detti in pieno giorno.

Jeremy sa quello che succederà tra poco.

Damon alza appena il volto per cercare la serenità nel viso dell'altro poi scende piano verso il collo e lecca una porzione di pelle prima di appoggiare piano i canini.

Jeremy sente il freddo concentrarsi proprio in quel punto e parte dell'eccitazione salire verso l'alto.

I denti lacerano la pelle e il sangue fluisce, passa da uno all'altro senza interruzione.

E non ci potrebbe essere momento più completo di quello.

Damon è tutto dentro Jeremy mentre il sangue di questo scorre nelle arterie e si precipita verso il cuore facendolo battere per un attimo.

Poi tutto finisce e riprendono le spinte, più velocemente di prima.

Sono all'apice.

- Voglio che tu sia mio Jeremy -

Un sorriso di dipinge sulle labbra.

Damon porta l'unghia sul collo e si procura un taglio netto.

Un'unica goccia cade, un'unica goccia finisce tra le labbra di Jeremy.

Poi l'orgasmo.

E più nulla.

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia era, inizialmente, una drabble.

Il titolo del è quello dell'omonima canzone dei Metric che ha ispirato le prime nove righe.

Grazie per essere arrivati/e a leggere fino a qui.

 

Ale

 

 

Dec. 13th, 2010

littlehyena

(in)sana preoccupazione

Non voglio che arrivi il Natale!
Cioè, voglio i regali ma non il Natale, soprattutto non il rosso!
Per non parlare di Capodanno. Ebbene sì, io all' ultimo dell'anno sono depressa.
Non faccio buoni pronostici, non mi prometto nulla. Rimpiango.

Sana preoccupazione

Passerò le vacanze a studiare per la simulazione di terza prova. E questo non può far altro che alimentare il mio odio verso il Natale.
Forse sarebbe anche ora di mettermi seriamente a pensare alla tesina d'esame. Almeno decidere i temi.
Non saprei davvero cosa scegliere: Hegel, utopia, 1984 oppure De Andrè e tutti i collegamenti possibili? Oppure potrei portare la persuasione, o forse Pascoli oppure non so.
Ho davvero tanta confusione in testa.
Forse questa sana tensione all'esame non può farmi altro che bene.


Insana preoccupazione
Mio padre è in Corea. C'è la guerra in Corea.
La mia preoccupazione è del tutto infondata. Alla fine è protetto, l'albergo è bello, torna sabato, deve solamente lavorare.
Però, ecco.

E poi oggi è una giornata fredda, di quel freddo tagliente. Senza aria. Solo freddo.
(quante volte ho ripetuto "freddo"?)


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Dec. 10th, 2010

littlehyena

(no subject)

Sono giorni che dormo, studio, esco. Quando leggo lo faccio in maniera apatica.
Vivo la vita degli altri.
Forse non mi basta nemmeno la mia.

Un angelo passa correndo
Traversa la luce improvvisa
Traversa la stanza
Uno spettro ci precede
Un'ombra ci segue
E ad ogni nostra fermata
Cadiamo

(Jim Morrison)

E questa maledetta poesia che mi rincorre.
Ennesimo post depresso e inutile.

Dec. 1st, 2010

littlehyena

Egoismo infantile

Certe volte penso che non vorrei mai essere nata in città, non in mezzo alla gente.
Mi sento male al solo pensiero di avere bisogno del supporto di alcune persone per stare bene.
Sono davvero così dipendente?
Avrei voluto essere nata in mezzo alla foresta, allevata fino ai dieci anni poi abbandonata.
“Ma soffri solo un po' per poi non soffrire più” cantavano gli Afterhours qualche anno fa quando io vivevo ancora nel mio mondo di cristallo.
Certo, posso fare la corazza, posso erigere un muro ma quando sto in società non posso fare a meno di aver bisogno della gente.
E' una sorta di consumismo affettivo, le persone creano in me il bisogno di averle, di conoscerle, senza pensare ai dolori che procurano e che procuro.
Ed è così difficile lasciarmi manipolare; ogni parola che dicono potrebbe marchiarmi, ogni frase scottarmi.
Siamo così diversi. Ci sono mille interpretazioni, toni di voce, espressioni.
Vorrei non dover dar conto di quello che dico o che faccio, vorrei non dover ponderare le parole. Vorrei essere l'unico essere al mondo.
È egoismo?
Sì, lo è perché ho paura. Paura di me stessa, paura per me stessa.
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Nov. 23rd, 2010

littlehyena

(no subject)

Non voglio l'abito bianco. Non voglio un matrimonio. Non voglio il giorno più felice della mia vita.
Voglio stare così, perennemente in crisi, a cercare continuamente una soluzione. E la mia anima può anche rimanere frustrata per il resto dell'eternità, l'importante è che la mia mente non si fermi.
Voglio vivere, cazzo!
Il matrimonio vorrebbe dire stabilità ma quello che cerco continuamente è novità.
Nuove amicizie, nuovi stimoli, nuovi studi, nuovi paesi. Voglio conoscere il più possibile. Voglio vivere di rimpianti. Voglio che le persone si dimentichino di me. Voglio una normale vita disastrata.
Dio come sono ipocrita!
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Oct. 27th, 2010

littlehyena

(no subject)

Oggi la professoressa di biologia entra dicendo che non ha potuto correggere i nostri compiti perché è successa una cosa ed è stata indaffarata.
Maledetta curiosità!
Abbiamo chiesto cosa fosse successo e lei ci ha risposto che un ragazzo di dodici anni in classe con suo figlio si è suicidato.
E. ha detto di stare male, di voler stare a casa da scuola, poi quando è rimasto da solo ha preso una corda e s'è impiccato. La nonna l'ha trovato che ancora respirava.
E cosa dovrei pensare io?
Il disagio tra i bambini/ragazzi cresce a livelli esorbitanti ogni anno che passa.
Mio fratello ha la stessa età del ragazzo.
Perché i genitori non si sono accorti di nulla?
Era consapevole del suo gesto?
Non lo sapremo mai più.
E il disagio continua. Arrivo a casa e racconto a mia madre questa storia e lei mi risponde che non può pensare a tutto quello che succede nel mondo. Poi le dico che la colpa probabilmente è stata della famiglia perché è stato l'agente primario di socializzazione del ragazzo, perché ha passato gran parte della sua vita legato ai genitori. Gli amici esistono da pochi anni, le cotte non giustificano un suicidio e mia madre mi risponde che sono di visioni chiuse! Ripeto solo quello che c'è scritto nei libri. 
Perché la gente mi critica?
Alessia, stai troppo sui libri; Alessia, sei troppo pignola; Alessia, non mi aiuti mai; Alessia, sei sempre chiusa in camera; Alessia, sei egoista.
Perché non si fa delle domande?
Perché non si chiede chi sono davvero?
Perché è solo in grado di giudicare senza avere le prove, senza sapere.
Le persone sono delle cicale. Riescono ad emettere una protesta lunga e monotona che perfora le orecchie ma si affievolisce piano, piano.
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Oct. 12th, 2010

littlehyena

(no subject)

Perché la donna vuole avere gli stessi privilegi degli uomini? Non può essere l'uomo ad arrivare ad essere più donna?
Perché dobbiamo comprometterci?
Non cambierò per far parte di una massa omologata di maschi senza un briciolo di femminilità.
Voglio il rispetto. Voglio essere una ragazza in quanto tale. Non voglio essere considerata in relazione all'uomo! Voglio essere un'entità indipendente.

Oct. 8th, 2010

littlehyena

(no subject)

Una delle mie più grandi paure? Le cavallette.
Non ridete, è una cosa seria, serissima!
Appena ne vedo una, o corro in un'altra stanza e mi chiudo dentro, oppure, rimango paralizzata.
Probabilmente è stato qualche trauma infantile a far crescere in me questa fobia insensata. L'unico ricordo che ho di quando sono piccola riguardo a queste... "cose" sono io che prendo le cavallette e le metto nei barattoli giganti dello yogurt per poi trovarle morte il giorno dopo. Allora ho cominciato a fare dei fori sul coperchio del barattolo ma morivano comunque. Allora mettevo qualche foglia sul fondo ma alla mattina erano lo stesso decrepite. Ancora io non ho capito il perché.
Fatto sta che ora un'allegra famigliola di queste bestie si è appiccicata al balcone di camera mia. E io penso che morirò a causa della scarsa ossigenazione.
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